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196 – L’AI è ovunque, ma il lavoro no. Cosa fare, adesso

L’AI è ovunque, ma il lavoro no. Cosa fare, adesso

Stiamo entrando in un mercato del lavoro in cui il problema non è l’AI che ruba posti, ma le persone che restano ferme mentre il lavoro cambia. Qui negli Stati Uniti lo vedo ogni giorno e, come sappiamo da anni, quello che succede qui arriva presto anche in Europa. Le aziende assumono meno persone ma cercano più competenze. I team diventano più piccoli, i ruoli più larghi: chi non si adatta esce, chi si adatta sale.

Seguitemi fino alla fine perché vi spiego cosa fare ora per tenervi il posto, se lo avete, o per trovarne uno più facilmente, se non lo avete.

La prima cosa da fare è smettere di difendere il proprio ruolo e iniziare a difendere il proprio valore. Il ruolo è una scatola, il valore è ciò che sai fare davvero: scrivere, analizzare, vendere, progettare, spiegare, decidere. Le aziende non cercano più titoli, cercano risultati. Se nel CV c’è scritto “responsabile marketing” non basta più. Serve dimostrare cosa hai migliorato, quanto tempo hai fatto risparmiare, quali errori hai evitato.

C’è poi un punto che molti ignorano: usare l’AI non è una competenza distintiva, è la base. Qui negli Stati Uniti è ormai normale che un candidato sappia usare strumenti di AI per scrivere, sintetizzare, preparare presentazioni, analizzare dati. Non ti rende speciale, ti rende solo aggiornato. La differenza la fa chi sa quando non usarla, quando fermarla, quando controllarla. Le aziende iniziano a cercare persone che capiscono i limiti dell’AI, non solo le scorciatoie.

Un altro errore comune è pensare che basti fare un corso. I corsi servono, ma da soli non cambiano nulla. È pieno di fuffa e spesso non servono nemmeno quelli. Avete presente i video con la faccia spaventata in copertina? È già un forte indizio. Chi trova lavoro oggi sa fare cose concrete e reali: progetti veri, report, dashboard, strategie, anche piccoli, anche personali. Un portfolio vale più di dieci attestati. Conosco molti recruiter che guardano prima cosa sai fare, poi dove hai studiato.

C’è anche una questione di linguaggio. Chi parla solo per buzzword viene scartato subito: AI-driven, innovativo, disruptive, agentic, algoritmi. Parole che da sole non dicono niente. Chi viene ascoltato spiega problemi concreti e soluzioni semplici. Ho visto persone perdere opportunità perché sembravano copiare il linguaggio delle slide, non quello del lavoro reale.

Un dato aiuta a capire la direzione: secondo il World Economic Forum, entro il 2027 oltre il 40% delle competenze richieste cambierà. Non sparirà il lavoro, cambierà quello che serve saper fare. Chi si muove ora ha un vantaggio enorme rispetto a chi aspetta.

Per aumentare le possibilità di trovare un buon lavoro serve una cosa chiara: diventare una persona che riduce incertezza, che prende decisioni migliori, che fa risparmiare tempo, che sa spiegare cose complesse in modo semplice. L’AI accelera tutto, ma non sostituisce la responsabilità.

Il lavoro del futuro non è per chi sa usare un tool. È per chi sa guidare processi, persone e scelte.

#ArtificialDecisions #MCC

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