Usiamo il termine sbagliato: l’IA non automatizza, autonomizza
Siamo fermi alla parola sbagliata. Continuiamo a dire che l’IA “automatizza tutto”. Seguitemi fino alla fine che vi faccio vedere perché questo ci porta a sottovalutare il problema vero.
Automatizzare vuol dire una cosa semplice. Prendere una procedura chiara e farla eseguire a una macchina, sempre allo stesso modo. Stesso input, stesso output. Bancomat: carta, PIN corretto, saldo sufficiente, prelievo. Se rifate gli stessi passaggi, ottenete lo stesso risultato. Vecchi centralini: “premi 1 per…, premi 2 per…”. Questo è automatizzare. Procedura deterministica, testabile, certificabile.
L’IA moderna funziona diversamente. I modelli che generano testi, immagini, risposte non seguono una tabella di regole scritte a mano. Sono sistemi probabilistici. Hanno visto milioni di esempi e, ogni volta, calcolano qual è la risposta più probabile in quel momento. Fate la stessa domanda due volte e il testo può cambiare. Cambiate una parola nel prompt e cambia tutto. Qui non c’è più “se A allora B”. C’è un sistema che interpreta, stima, decide.
Quando un’azienda dice “abbiamo automatizzato il servizio clienti con l’IA”, spesso sta facendo altro. Mette un modello a decidere che cosa rispondere al cliente, se insistere, se chiudere, se passarvi a un operatore umano. Questa è autonomia operativa, non semplice esecuzione.
Negli Stati Uniti lo si vede bene. Sistemi di guida assistita che leggono sensori e immagini e scelgono come muovere l’auto, algoritmi di credito che usano dati personali per decidere chi è “affidabile” e chi no. Non c’è un elenco di regole leggibile. C’è un modello che prende decisioni con grande libertà interna.
Per questo dico che l’IA, in pratica, autonomizza. Sposta pezzi di autonomia dalle persone ai sistemi. Autonomizza il filtro nel call center e decide quali richieste arrivano a un umano. Autonomizza la selezione del personale e decide quali curriculum far vedere per primi. Autonomizza il feed dei social e decide quali contenuti politici spingere in alto durante una campagna, in Italia come negli USA.
Se pensiamo solo in termini di “automazione”, immaginiamo che la tecnologia renda più veloce quello che già c’era. Se capiamo che si tratta di “autonomizzazione”, vediamo che sta cambiando chi decide che cosa succede. A quel punto le domande diventano serie: su quali dati imparano questi sistemi, chi sceglie gli obiettivi che devono ottimizzare, chi si assume la responsabilità quando la decisione fa danni.
Le parole qui non sono un dettaglio. Se continuiamo a parlare solo di automatizzare, ci raccontiamo un mondo ordinato che non esiste più. L’IA entra nei processi, sposta autonomia, potere decisionale, responsabilità dentro le macchine. Usare il termine giusto, autonomizzare, vuol dire guardare in faccia questo spostamento di potere prima che sia troppo tardi.
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