Meta e Scale AI vogliono costruire la superintelligenza. Lo dicono esplicitamente. Vogliono essere “quelli che ce la fanno”. Come se fosse una gara. Come se servisse a qualcosa.
I CEO parlano di una “missione comune”: creare l’intelligenza artificiale più potente del pianeta. Ma non per fermarla, studiarla, regolarla. No. Perché così si vince.
Perché oggi non conta più se l’AI sia utile, sicura o democratica. Conta che sia grande. Che arrivi prima. Che domini.
Alexandr Wang di Scale AI ha detto che i prossimi modelli saranno addestrati su tutti i dati mai esistiti. Ha usato proprio questa espressione: all data ever created. Un’escalation fuori controllo.
Eppure ci eravamo appena detti che serviva prudenza, trasparenza, limiti condivisi. Dopo mille articoli, audizioni, dichiarazioni pubbliche. Tutto cancellato in una riga di marketing.
Il paradosso è che ci stiamo affidando a chi ha interesse diretto nel non rallentare. A chi dalla corsa ci guadagna. A chi prende la paura pubblica e la trasforma in investimenti. Come se l’AI fosse una minaccia da correre, non da evitare.
Non è più sviluppo tecnologico. È colonizzazione cognitiva. Una sfida geopolitica mascherata da progresso. E noi, ancora una volta, restiamo spettatori.
#DecisioniArtificiali #MCC













