Attenzione! C’è stato un furto delle nostre conversazioni con l’Intelligenza Artificiale, poi una vendita ai broker di dati.
Dentro ci finisce la parte più riservata della nostra vita. C’è chi si confida su ansia, depressione, terapia, dipendenze. C’è chi chiede consigli su tradimenti, separazioni, cause di lavoro. Tutto quello che diciamo all’Intelligenza Artificiale viene scritto, parola per parola. Seguitemi fino alla fine perché questa cosa tocca la vita di tutti. Vi spiego cosa è successo e come evitare che succeda anche a voi.
La storia parte da un’estensione per browser, Urban VPN Proxy, una VPN gratuita con milioni di installazioni. Conosco molte persone che la usano. Proprio per questo il caso riguarda tante famiglie, professionisti, studenti, persone comuni.
Secondo le analisi di Koi Security e i resoconti pubblicati da più testate, dopo un aggiornamento del 9 luglio 2025 l’estensione ha iniziato a intercettare ciò che l’utente scrive nei chatbot e anche le risposte, insieme ai dati della sessione. La cattura avveniva dentro la pagina del browser, mentre digitavamo. La raccolta poteva continuare anche con la VPN non attiva. L’utente non aveva un interruttore semplice per fermarla. L’unica azione efficace restava la disinstallazione.
Il punto più delicato riguarda la destinazione. Le informazioni raccolte venivano condivise con soggetti che fanno analytics e commercio di dati. Una confidenza personale smette di essere una conversazione e diventa un dato che circola.
Qui negli Stati Uniti il tema dei data broker è concreto. Esiste un mercato che compra e rivende informazioni per costruire profili e anticipare comportamenti. Quando le chat con l’Intelligenza Artificiale finiscono in questo circuito, la privacy non esiste più.
C’è un altro punto che dobbiamo fissare. Non diamo mai all’Intelligenza Artificiale informazioni riservate della nostra vita che vogliamo tenere per noi. Non perché l’Intelligenza Artificiale sia cattiva, ma perché i database, prima o poi, si bucano. È già successo con banche, ospedali, compagnie telefoniche, piattaforme social. Può succedere anche qui. Quello che oggi scriviamo pensando resti privato può diventare pubblico domani. Può essere diffuso. Può essere usato per ricattarci. Può finire a persone che non vogliamo sappiano cosa facciamo, cosa pensiamo, cosa stiamo vivendo.
Cosa fare quindi? Apriamo subito chrome://extensions o edge://extensions. Disinstalliamo tutto quello che non è indispensabile. Ogni estensione in più è un punto di accesso in più.
Evitiamo VPN gratuite sotto forma di estensione e strumenti sconosciuti presentati come “privacy”. Se serve una VPN, meglio un servizio affidabile con un’app del sistema operativo, non un plugin dentro il browser dove scriviamo.
Controlliamo i permessi delle estensioni. Accesso a tutti i siti e possibilità di leggere e modificare dati sulle pagine significa accesso anche alle chat.
Separiamo gli ambienti. Un profilo browser dedicato solo ai chatbot, senza estensioni. Oppure un browser separato, pulito.
Disciplina sui contenuti. Niente informazioni sensibili, niente dati identificativi, niente segreti che non vorremmo mai vedere fuori dal nostro controllo.
#DecisioniArtificiali #MCC #Documentario













