Stiamo regalando la creatività alle macchine?
Negli Stati Uniti, nel 2025, sempre più voci avvertono che l’intelligenza artificiale non sta solo cambiando il lavoro: lo sta cancellando. Adesso vi dico cosa dicono alcune persone. E mi piacerebbe sapere invece cosa ne pensate voi. E se mi seguite fino alla fine vi dico invece cosa ne penso io.
Edward Saatchi, CEO di Fable, la società sostenuta da Amazon che si definisce la “Netflix dell’AI”, ha detto apertamente che questa tecnologia rappresenta “la fine della creatività umana”. E non lo considera un problema. Sam Altman, capo di OpenAI, ha aggiunto che molti dei lavori che l’intelligenza artificiale eliminerà non erano nemmeno “lavori veri”. Molti esperti qui negli Stati Uniti sostengono che questa tecnologia sia stata progettata, esplicitamente o implicitamente, per togliere agli esseri umani non solo il lavoro, ma anche la creatività e la capacità di creare. Altri esperti, sempre qui negli Stati Uniti, sostengono invece che sia il prezzo inevitabile del progresso, e che ogni rivoluzione tecnologica abbia portato con sé nuove forme di creatività, solo più digitali, più veloci, più automatizzate. Sta tutto lì. È un progetto costruito per toglierci il fare, il creare, il pensare.
Da quando il punto di forza diventa: “questa cosa scriverà i tuoi temi al liceo, dipingerà al posto tuo, leggerà le mappe per te e ti pulirà persino il sedere”? Che senso ha vivere così? La scintilla creativa negli esseri umani è una delle cose più preziose che abbiamo. Non è una provocazione. È la realtà.
Perché se smettiamo di fare fatica, smettiamo anche di imparare. E se deleghiamo ogni atto creativo a una macchina, stiamo cancellando il valore stesso dell’esperienza umana: l’imperfezione, il fallimento, la sorpresa.
Qui negli Stati Uniti alcune università stanno reagendo. Alla University of California, Irvine si insegna agli studenti a usare l’intelligenza artificiale per ampliare il pensiero creativo, non per sostituirlo. Non per fare di più, ma per capire meglio chi siamo. È un modo per difendere la curiosità, l’errore, l’imprevisto.
E io cosa ne penso?
Penso che va benissimo usare l’intelligenza artificiale come strumento, non come stampella. Coltivare la fatica, la lentezza, la pratica. Perché la creatività non è produzione, è identità. Tuttavia, è anche vero che l’AI è ormai uno strumento indispensabile. Se ragioniamo come un regista di un film, possiamo capire il futuro dei lavori intellettuali, dei colletti bianchi: avere a disposizione grandi team a costi bassissimi, perché quei team sono creati dall’intelligenza artificiale.
Ma ciò che non è sostituibile è la capacità di guidare, di dare la direzione, di scegliere. Sono le soft skills, le competenze relazionali, la visione. Quelle non le avrà mai nessuna macchina. E sono, ancora una volta, solo umane.
#DecisioniArtificiali #MCC #Documentario #AI
















