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483 – L’AI ACT MULTA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE I DIPENDENTI USANO DI NASCOSTO

L’AI ACT MULTA L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE CHE I DIPENDENTI USANO DI NASCOSTO

35 milioni di euro di multa per un bilancio incollato in una chat gratuita. O il 7% del fatturato mondiale. Sono le sanzioni massime dell’AI Act, operativo da agosto. E in molte aziende italiane quell’Intelligenza Artificiale l’hanno portata dentro i dipendenti. Dal telefono, senza dirlo a nessuno.

Il tizio dell’amministrazione si fa riassumere il bilancio. La persona del customer care si fa scrivere le risposte ai clienti. E lo fanno perché funziona, e perché nessuno gli ha mai dato un’alternativa.

Il titolare intanto sta tranquillo. Progetti di AI? Zero. Fornitori sotto contratto? Zero. Quindi la legge, secondo lui, riguarda le multinazionali. E la sua azienda a settembre lavora come a luglio.

Nelle imprese in cui vado questa scena la vedo di continuo. Chiedo al titolare quanti strumenti di AI girano dentro. Mi risponde quasi sempre nessuno. Succede anche qua a New York. E poi lo chiedo ai dipendenti. E vengono fuori gli account gratuiti aperti dal telefono personale, con dentro il preventivo per il cliente e il report per il capo.

E la legge guarda esattamente lì. Dentro i processi di tutti i giorni. Chi risponde di quegli strumenti è il datore di lavoro. Anche se non li ha mai visti e non ha mai firmato niente. Se nessuno ha tracciato chi usa cosa e con quali dati, la responsabilità è già sua.

Un impiegato apre un chatbot pubblico. Copia e incolla i dati di un cliente in una chat pubblica per farsi fare un riassunto. 10 secondi, e l’azienda ha già violato la legge senza che nessuno se ne accorga. Lo scopre dopo, quando un cliente o un concorrente lo contesta. Magari davanti a un giudice.

Il rimedio è un file. Ogni strumento di AI che entra in azienda, chi lo usa e con quali dati dentro. Così davanti a un ispettore quel file dimostra che qualcuno in azienda almeno ha guardato.

E conviene compilarlo adesso, perché la multa da 35 milioni può partire da un preventivo incollato in una chat dal telefono di un dipendente. Mi raccomando.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Privacy #Compliance #Aziende

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.