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482 – ORMAI LI PAGANO 2 DOLLARI L’ORA PER INSEGNARE AI ROBOT IL LORO LAVORO

ORMAI LI PAGANO 2 DOLLARI L’ORA PER INSEGNARE AI ROBOT IL LORO LAVORO

Uno studente di medicina in Nigeria, dopo il turno in ospedale, si lega l’iPhone alla fronte e si filma mentre piega il bucato.

Quei video li comprano le aziende che costruiscono robot, per insegnargli i nostri lavori, e chi si filma non sa dove andranno a finire. Lui si chiama Zeus e lavora per Micro1, un’azienda di Palo Alto, in California, che raccoglie questi filmati e li rivende alle aziende di robotica.

E Zeus, con i suoi 15 $ l’ora, è fra quelli pagati meglio. Un robot impara a muovere le mani guardando migliaia di ore di mani vere, e quelle ore qualcuno le deve girare. In India operai e magazzinieri si mettono la telecamera addosso durante il turno per un paio di dollari l’ora. Così insegnano alla macchina un lavoro che un giorno probabilmente farà al posto loro.

Succederà tra qualche anno, quando i robot saranno abbastanza bravi. Il danno arriva tardi, sparso su migliaia di persone in paesi diversi, e quando arriva nessuno sa più con chi prendersela. Rob Nixon, uno studioso dell’ambiente, la chiama violenza lenta: un danno senza esplosioni e senza un colpevole visibile. Per questo la violenza lenta colpisce più forte chi ha meno modo di difendersi. Dove le alternative sono poche, 2 $ l’ora sembrano un’occasione.

Eppure se ne parla pochissimo, perché un uomo che piega il bucato davanti a una telecamera non fa notizia. Fa eccezione qualche inchiesta, come quella di Bloomberg sull’India. E intanto quei video entrano nelle case, con le stanze e le facce di chi ci vive, compresi i figli che passano magari dietro.

Chi si filma per un paio di dollari l’ora difficilmente vede dove finirà quel lavoro. E intanto chi compra i video non è obbligato a dire niente a nessuno.

Quindi, se vi arriva un’offerta per filmare il vostro lavoro o le faccende di casa, prendetevi tempo. Prima chiedete per iscritto a chi vanno i video, per quanto tempo li tengono e a cosa servono. Se non ve lo dicono, lasciate perdere!

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Lavoro #Robotica #Privacy

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.