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480 – METÀ DI CHI LAVA I ROBOTAXI PRIMA GUIDAVA PER LYFT

METÀ DI CHI LAVA I ROBOTAXI PRIMA GUIDAVA PER LYFT

A Nashville hanno assunto 70 persone per tenere in strada 50 auto che si guidano da sole.

Il deposito di Flexdrive, che è di Lyft, è il più grande che abbiano mai aperto: 80.000 piedi quadrati, apre a ottobre, 70 dipendenti a tempo pieno. Circa la metà prima guidava per Lyft. Adesso lavano e ricaricano le macchine che hanno preso il loro posto.

Un’auto senza conducente ha bisogno di persone che se ne occupino ogni giorno. E il capo di Flexdrive dice che un robotaxi può fare fino a 100.000 miglia in un anno, e un’auto a noleggio della loro flotta ne fa circa 40.000. E più miglia vuol dire gomme consumate prima, più sporco da togliere. Un autista teneva l’auto a noleggio per 14-16 settimane, la riportava indietro alla fine, mentre un robotaxi va toccato 2 o 3 volte al giorno.

Flexdrive gestisce circa 15.000 auto a noleggio in 24 mercati, con circa 100 dipendenti. Il solo deposito Waymo di Nashville ne avrà 70, ed è costruito per crescere.

Vedete, chi ci lavora adesso dice di stare meglio. Lavorano su una tecnologia che secondo loro è il futuro e hanno dei colleghi, e Thompson ci aggiunge gli orari fissi. Jonathan Baines ha guidato per Lyft per circa 10 anni, e ogni tanto lo fa ancora. Il lavoro in sé gli piace di più, gli mancano solo i passeggeri. Chauncey Thompson dice che adesso è “decisamente meno visibile”.

Il lavoro umano che serve a un’auto senza nessuno al volante si è spostato dall’abitacolo a un deposito di Nashville. Lì qualcuno decide a mano se una macchina è abbastanza pulita per riportarla in strada. E il prossimo candidato a fare quel lavoro è un robot umanoide. Prima guidavano i Lyft, adesso li puliscono, e domani forse guarderanno i robot lavorare. Spero di no.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #Lavoro #GuidaAutonoma #Automazione

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.