DIRE “NON LO SO” È DIVENTATO UN DIFETTO DA CORREGGERE
Ammettere di non sapere ci fa passare per incompetenti. La risposta stava lì a un secondo e non siamo andati a prenderla.
Fino a poco tempo fa certe cose stavano nella testa di chi le aveva studiate vent’anni. Bisognava chiamare, aspettare, restare al buio. Ma quel buio oggi non c’è più.
Però all’inizio sembra un guadagno. Apri una chat e hai la spiegazione del medico, del commercialista, dell’ingegnere.
Poi cambia come ci trattiamo in riunione, a scuola, in famiglia. Chi dice “non lo so” confessa di non aver fatto il gesto che tutti danno per scontato.
Si stringe lo spazio in cui ragioniamo da soli. “Non lo so” era dove ci fermavamo. Saltarlo costa niente, tenerselo costa la faccia.
Il confronto è truccato: ci ricordiamo male una data, ci impappiniamo e cambiamo un’idea a metà strada. La macchina risponde con lo stesso tono sicuro anche quando sbaglia. La figura peggiore la facciamo noi, non per il torto, ma perché sembriamo meno pronti.
Così non sapere diventa un difetto di sistema, da correggere come un aggiornamento mancante.
La competenza che conterà è sapere quando non usarla, perché a rispondere ormai sono buoni tutti.
Quindi il coraggio adesso è non cercare subito online con l’Intelligenza Artificiale.
Voi cosa ne pensate?
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