Ogni anno parlo a circa cento convegni, uno ogni tre giorni. La maggior parte li faccio da qui, dagli Stati Uniti; in altri casi vado di persona, nel Regno Unito, a Roma, a Milano, a Ginevra. Sono convegni di Intelligenza Artificiale, e qui negli Stati Uniti vedo che non si parla più di chatbot. Si parla dell’AI già dentro treni, ospedali e fabbriche. Quella che non vediamo. Quella che non possiamo spegnere.
La Silicon Valley spinge sull’AI consumer, ChatGPT, Gemini, Copilot, Claude. Quella con cui parliamo, quella che interroghiamo. L’Europa sta andando da un’altra parte e si sta specializzando nell’AI embedded, quella incorporata dentro i sistemi di trasporto, la manifattura, la sanità e le infrastrutture critiche.
Questa AI ha già deciso qualcosa sulla nostra vita prima ancora che sapessimo della sua esistenza. Lo scoring che valuta se meritiamo un prestito. Il triage che decide chi visitare prima al pronto soccorso. La manutenzione predittiva che stabilisce quale treno fermare e quale far partire.
Un chatbot lo vediamo, possiamo chiuderlo, possiamo dirgli di no. L’AI dentro il credito, i trasporti e la sanità un’interfaccia non ce l’ha. Un tasto off nemmeno. Ed è quella che decide molto di più sulla nostra vita.
Poi c’è la domanda che fanno in pochi, e ci ho scritto anche un libro. Chi governa questi sistemi e chi risponde quando sbagliano? Una risposta normativa completa ancora non esiste. E intanto quei sistemi decidono.
Voi cosa ne pensate?
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