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163 – Ci possono spegnere la vita digitale, a distanza!

Ci possono spegnere la vita digitale, a distanza!

Qui negli Stati Uniti dal 23 dicembre potrebbe partire un esperimento molto delicato: vedere fin dove un paese può spegnere a distanza una tecnologia usata da tutti. Il caso concreto sono i droni DJI, ma il problema riguarda anche telefoni, auto connesse, telecamere di casa. Seguitemi fino alla fine che vi spiego con esempi reali cosa sta succedendo e perché ci riguarda tutti, anche se non avete mai toccato un drone.

Primo pericolo: gli occhi dall’alto sulle infrastrutture.
Ogni drone registra video, posizione, percorso. Negli USA migliaia di droni DJI hanno volato per anni sopra dighe, parchi nazionali, oleodotti, linee elettriche. Il Department of the Interior ha parcheggiato quasi tutta la propria flotta di droni cinesi perché usati per sorvegliare infrastrutture critiche. Per un governo significa avere in circolazione una mappa molto precisa dei punti delicati del paese, prodotta da sistemi che dipendono da un’azienda in un altro Stato. Lo stesso schema vale per le nostre telecamere smart, i videocitofoni, le app che vedono cosa accade in casa.

Secondo pericolo: l’interruttore a distanza.
I droni ricevono aggiornamenti software e nuove regole di volo via internet. In Florida molte forze di polizia hanno dovuto fermare o sostituire intere flotte di droni DJI dopo regole più rigide, con costi altissimi e mezzi fermi per mesi. I militari ragionano così: se durante un uragano, un incendio o un blackout un aggiornamento blocca una parte importante dei droni usati da pompieri e polizia, i soccorsi rallentano. Ora proviamo a portare lo stesso ragionamento su altri oggetti connessi: auto che non partono, sistemi di allarme che si bloccano, telecamere di sicurezza che smettono di trasmettere proprio quando serve.

Terzo pericolo: il “doppio uso” nei conflitti.
Nella guerra in Ucraina sono stati usati droni commerciali molto simili a quelli che compriamo nei negozi, adattati per individuare obiettivi e trasportare piccoli ordigni. Questo dimostra che lo stesso hardware può entrare in scenari molto diversi, dal matrimonio alle operazioni militari. Quando una quota enorme di questi dispositivi arriva da un unico paese, quel settore entra subito nel ragionamento geopolitico. E vale anche per le infrastrutture digitali che usiamo tutti i giorni: servizi cloud, router di casa, componenti di rete.

E allora se un paese decide di limitare o spegnere i droni di un certo produttore, domani potrebbe fare lo stesso con altri oggetti connessi?
Gli USA hanno iniziato a considerare i droni come parte delle infrastrutture critiche, insieme a reti, energia, comunicazioni. In Europa e in Italia la questione riguarda il livello di dipendenza da un solo fornitore straniero per attività che toccano sicurezza, agricoltura, ispezioni industriali, protezione civile. Alcuni Stati americani stanno già pagando il prezzo della sostituzione rapida delle flotte, con budget che esplodono e servizi che per un po’ funzionano peggio.

Per chi vola per hobby, il 23 dicembre non è la data in cui il drone smette di funzionare. È il momento in cui quel sistema entra in un’area grigia: nuovi modelli più difficili da trovare, ricambi meno accessibili, software con un futuro incerto. Per chi lavora con i droni, da entrambi i lati dell’Atlantico, questa storia è un promemoria molto chiaro: ogni volta che affidiamo pezzi di vita, lavoro o sicurezza a dispositivi connessi controllati da pochi soggetti lontani, stiamo accettando che qualcun altro possa girare un interruttore al posto nostro.

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