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Con l’AI basta una sola persona per costruire un’azienda intera

Con l’intelligenza artificiale basta una sola persona per costruire un’azienda intera

Qui negli Stati Uniti sto vedendo persone sole costruire aziende intere e arrivare a un milione di dollari di fatturato annuo. Nessun team, nessun ufficio, nessun investimento. Una sola mente e dieci strumenti digitali. Ci sono almeno tre motivi per cui questo conta davvero: soldi, velocità, controllo. Seguitemi fino alla fine, perché se avete un’idea, usando gli strumenti giusti potrebbe essere davvero il vostro momento. E questi sono gli strumenti che utilizzano più frequentemente.

Cursor scrive codice come un senior. Perplexity e Gemini fanno ricerca e validazione. ChatGPT, Claude e Grok pianificano strategie, scrivono testi, organizzano progetti. Midjourney, Figma e Canva curano design e brand. Zapier collega tutto, Calendly e Tidio gestiscono appuntamenti e clienti. Una startup intera in un laptop.

Primo motivo: soldi. Qui negli USA molte startup software nascono con costi fissi quasi nulli. Gli strumenti sono gratuiti o costano poco. Il punto non è risparmiare, è spostare le risorse dalle strutture alle scelte. Se i soldi non finiscono in burocrazia, finiscono nell’iterazione sul prodotto.

Secondo motivo: velocità. Gli stessi strumenti accorciano i cicli decisionali. Testiamo una landing al mattino, analizziamo i dati nel pomeriggio, rilanciamo la sera. La latenza organizzativa sparisce. Questo funziona solo se c’è una regia che sa cosa osservare e cosa tagliare.

Terzo motivo: controllo. Un solo founder vede tutto il funnel. Niente rimpalli tra reparti. Si decide in ore, non in settimane. Ma il controllo senza criterio diventa accanimento. Serve una guida che sappia quando fermarsi, quando riscrivere, quando cambiare direzione.

Questo modello oggi vale per le startup digitali: software, servizi, esperienze online. Se parliamo di prodotti fisici è diverso. Nessuno può creare da solo un’azienda che produce automobili o robot industriali. Almeno non ancora. Ma quando i robot antropomorfi saranno in grado di costruire oggetti, il confine cambierà di nuovo. Lo stesso robot domestico che fa la spesa, porta a spasso il cane e apparecchia la tavola potrà aiutare a prototipare prodotti e ad avviare micro-manifatture in casa. Anche gli aspetti fisici potranno essere coperti e nuove startup nasceranno da una singola persona con un robot al fianco.

Qui sta il punto: gli strumenti amplificano, non sostituiscono la guida. Il fondatore è il regista. Con le stesse luci, gli stessi attori, la stessa tecnologia, due registi fanno due film opposti. Uno diventa un successo, l’altro no. La differenza la fanno le scelte: creative, strategiche, di relazione con il prodotto e con il mercato.

E questo evidenzia un aspetto centrale: l’uomo e la sua capacità di scegliere restano insostituibili. I soft skills, la conoscenza del mondo, la capacità di affrontare i problemi e di distinguere la strada giusta da quella sbagliata restano nelle nostre mani.

Dobbiamo affrontare il cambiamento con un approccio diverso. L’intelligenza artificiale non sostituisce l’uomo. Rende inefficienti quelli che non la usano.

Potete avere la stessa “troupe” digitale di chiunque, ma sarà la vostra regia a decidere se il film sarà un successo o un flop.

Non a caso questa serie si chiama Decisioni Artificiali. Perché il potere, oggi, non sta negli strumenti. Sta nelle scelte.

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