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138 – C’è chi si innamora dell’AI. E chi impazzisce

C’è chi si innamora dell’AI. E chi impazzisce. Nasce la prima clinica per la psicosi da intelligenza artificiale

Nascono i primi gruppi di supporto online. Ma non per chi ha problemi con l’alcol, il gioco o l’ansia. È per chi è stato colpito dall’intelligenza artificiale. O meglio, da un delirio psicotico innescato dall’AI.

Sempre più persone sviluppano disturbi mentali dopo aver passato troppo tempo con chatbot e assistenti virtuali. Alcuni sono convinti di avere una relazione romantica con l’AI, altri credono che le macchine leggano la loro mente o che siano già diventati cyborg. Il fenomeno si chiama psicosi indotta dall’AI e ha già portato alla nascita di un gruppo di supporto fondato da Ryan Sultan, psichiatra della Columbia University, dopo aver seguito giovani pazienti che hanno perso il contatto con la realtà parlando per ore con sistemi conversazionali.

Sultan ha raccolto più di una dozzina di casi clinici e avverte che sono solo i primi. Le AI non sono progettate per gestire disturbi psicologici, anzi spesso li amplificano, perché non contraddicono, non mettono limiti, non interrompono. Alimentano le ossessioni.

Il problema non è la tecnologia, è l’uso che ne facciamo. Se l’AI diventa un surrogato emotivo, un sostituto delle relazioni umane, una voce che ci dà ragione, allora può diventare pericolosa. E nessuno sta intervenendo: nessuna linea guida, nessuna supervisione, nessun freno.

Intanto le persone si affidano all’AI per cercare conforto, la trattano come confidente, amante, terapeuta, senza sapere cosa stanno facendo davvero al proprio equilibrio mentale. Chi perde il controllo spesso non lo dice, per paura o vergogna.

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.