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OpenAI rischia di perdere il suo spirito originario

OpenAI rischia di perdere il suo spirito originario, quello che ha spinto scienziati e talenti a sognare un’intelligenza artificiale al servizio di tutti.

Dodici ex figure chiave della società, tra tecnici e manager che ci hanno lavorato fino al 2024, hanno da poco sostenuto ufficialmente Elon Musk nella sua causa contro la nuova direzione presa dal laboratorio.

Nel documento presentato ai giudici, parlano chiaramente: se la parte no-profit di OpenAI perde il controllo del progetto, non è solo un problema di forma, ma si tradisce completamente la sua missione originale. Dicono che sarebbe uno schiaffo a chi ha donato soldi, tempo e talento credendo davvero nell’idea di un’AI per il bene comune.

Uno di loro, Todor Markov, ora in Anthropic, è stato ancora più diretto. Ha definito Sam Altman “una persona di scarsa integrità” e ha detto che per lui l’impegno no-profit era solo uno specchietto per attirare talenti. Una dichiarazione forte, che se confermata rischia di pesare parecchio.

Se il tribunale accoglierà questa memoria, la situazione potrebbe complicarsi per OpenAI. L’azienda, dal canto suo, ribadisce che la ristrutturazione serve solo a rendere più efficiente il lato commerciale, trasformandolo in una società benefit, ma che la missione originaria rimane immutata.

Il vero punto però è un altro: ci possiamo fidare? Oppure questa è l’ennesima volta in cui, dietro alla parola “benefit”, c’è solo il solito business?

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