Stiamo barattando la nostra identità con un po’ di divertimento in app. E lo stiamo facendo senza nemmeno rendercene conto. L’intelligenza artificiale ci toglie la faccia e ce ne mette una che serve a vendere. Non a dire chi siamo, ma cosa dobbiamo comprare.
I filtri AI sono quegli effetti che usiamo nelle app per trasformare la nostra faccia in tempo reale: ci invecchiano, ci mettono le orecchie da gatto, ci fanno diventare cartoni animati. Ora Snapchat ha fatto un passo in più. Li ha trasformati in strumenti pubblicitari. Si chiamano Sponsored AI Lenses: ti guardi allo specchio dello smartphone e ti ritrovi con un marchio addosso, un prodotto stampato sulla pelle, uno slogan che non hai mai scelto. L’AI decide cosa vendere, e lo fa col tuo volto. Tu ti diverti, ridi, condividi. Ma sei diventato una pubblicità vivente. Info
Quando un gruppo di cervelli così si riunisce, non serve sapere cosa stanno facendo. Basta sapere che stanno facendo sul serio. Non ci sono più aziende, ci sono squadre di potere che si spostano come blocchi. E quando si muovono, cambiano tutto.
Mira Murati è stata per anni la CTO di OpenAI. Una delle teste dietro ChatGPT, DALL·E e tutto il resto. Ora ha fondato una nuova startup, Thinking Machines Lab. Ma la notizia vera è chi si è portata dietro: Radford, McGrew, Schulman. Gente che non parla di AI, la costruisce. Non hanno ancora annunciato un prodotto. Ma hanno già raccolto miliardi. È come se Messi, Ronaldo e Mbappé fondassero una squadra. Poi vediamo se vincono. Info
Non bastano più le immagini. L’AI ora sa raccontare. Sa costruire scene che hanno un prima, un dopo e un senso nel mezzo. Siamo passati dall’arte generativa alla regia generativa. E non ci metterà molto a entrare nei video che guardiamo ogni giorno, senza che ce ne accorgiamo.
Fino a ieri i video generati dall’intelligenza artificiale erano brevi e spesso sconnessi. L’AI riusciva a generare qualche secondo, ma poi perdeva il filo. Ogni scena sembrava scollegata dalla precedente. Ora NVIDIA e Stanford hanno trovato il modo di risolvere tutto questo: si chiama Test-Time Training. È una tecnica che permette al modello di ricordarsi cosa è successo prima. Come se avesse una memoria visiva. Risultato: l’AI riesce a generare video lunghi fino a un minuto con una coerenza narrativa mai vista. Hanno fatto vedere dei Tom & Jerry: sembrano scritti da un regista, non da un algoritmo. Info
Quando un’azienda propone di formare 100 milioni di europei in AI, la prima cosa da chiedersi è: chi decide cosa dobbiamo imparare? Perché l’educazione è potere. E se la scrive chi ha creato gli strumenti, finiamo tutti a usare l’AI come dicono loro. Non come vogliamo noi.
OpenAI ha lanciato il suo EU Economic Blueprint: un piano da un miliardo di euro per formare gli europei alle competenze dell’intelligenza artificiale entro il 2030. Sulla carta è una buona notizia. Ma c’è un problema: chi controlla la formazione, controlla la direzione. Chi ti insegna, decide anche cosa è giusto sapere. E se a farlo è un’azienda privata americana, non è più educazione. È condizionamento. Info
Ogni tanto succede. L’AI viene usata nel modo giusto. Non per farci perdere tempo, ma per salvarci tempo. E magari anche la vita. Quando viene messa al servizio della scienza, e non del marketing, cambia davvero qualcosa.
Google Cloud e AI2 (l’istituto fondato da uno dei padri di Microsoft) hanno annunciato un investimento da 20 milioni di dollari. Obiettivo: usare l’intelligenza artificiale per aiutare la ricerca contro il cancro. Il progetto si chiama Cancer AI Alliance, ed è una piattaforma che serve ad accelerare scoperte, migliorare diagnosi e ridurre i tempi della sperimentazione. Non è una demo. Non è una presentazione. È un’infrastruttura che potrebbe cambiare la medicina. Info
In questo mondo, chi apre i propri modelli è più potente di chi li chiude. Perché se hai il coraggio di farti vedere dentro, vuol dire che sei avanti davvero. NVIDIA lo ha appena fatto. E ha mandato un messaggio chiaro a tutti.
Nemotron-Ultra è un nuovo modello di intelligenza artificiale creato da NVIDIA. È enorme: 253 miliardi di parametri. Per capirlo in parole semplici, è come avere una macchina molto più potente per elaborare e generare contenuti complessi. Non solo: è open source. Vuol dire che chiunque può scaricarlo, studiarlo, modificarlo. E nei test ha battuto anche i giganti come Llama 4 e DeepSeek. NVIDIA non si è limitata a dire “siamo i migliori”. Lo ha dimostrato mettendo il codice sul tavolo. Info













