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88 – L’intelligenza Artificiale ha rubato ai giovani l’accesso al lavoro

L’intelligenza Artificiale ha rubato ai giovani l’accesso al lavoro.

C’è un dato che fa più paura di mille previsioni catastrofiste: nel 2024, le offerte di lavoro per neolaureati negli Stati Uniti sono calate del 6%. Ma nei settori legati a tecnologia, consulenza e finanza — cioè quelli “da curriculum” — il crollo è stato del 21%. E il motivo è semplice: l’AI sta facendo gratis quel che prima facevano loro. Analisi dati, ricerche di mercato, stesura di report. Roba da junior. Roba da entry-level. Ma oggi le aziende non hanno più bisogno di pagarli.

I colossi come IBM, JPMorgan, Wells Fargo stanno dicendo a mezza voce quello che sarà presto la norma: i ruoli più a rischio sono proprio quelli dei giovani appena usciti dall’università. Non perché siano scarsi. Ma perché l’intelligenza artificiale fa (quasi) lo stesso lavoro, senza ferie, senza contratto, senza dover imparare.

E non si parla di un futuro ipotetico. Succede già. Con la beffa che l’AI viene allenata proprio con i dati generati da quei lavoratori. Prima li assumono, poi ne fanno il training set, poi li sostituiscono. Un boomerang perfetto.

Voi cosa ne pensate?

Il problema non è solo occupazionale. È generazionale. Se togliamo ai giovani l’accesso al lavoro, spezziamo il primo gradino. Quello che ti permette di imparare, crescere, sbagliare. E senza primo gradino, non c’è nessuna scala. Nessuna carriera.

E allora chi li prenderà i futuri manager, i futuri dirigenti, i futuri professori? Speriamo non l’AI. Perché quella, a scuola, non ci va.

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