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77 – La teoria dell’internet morto – Dead Internet Theory

Conoscevi la Dead Internet Theory? La teoria dell’internet morto.

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Internet potrebbe essere già morto. È la Dead Internet Theory: l’idea che gran parte di quello che vediamo online non sia creato da persone, ma da macchine.

I dati sono brutali: quasi il 50% del traffico globale oggi è automatizzato. Bot, scraper, reti di account fasulli. Social pieni di frasi identiche, meme clonati, discussioni tra profili che sembrano umani e invece non lo sono. Non è dialogo, è simulazione.

La teoria nasce nel 2021 da un utente anonimo chiamato IlluminatiPirate in un forum di nicchia, il Macintosh Café. All’inizio sembrava complottismo digitale: un internet svuotato delle persone, sostituito da AI e bot che parlano tra loro. Poi però i segnali hanno iniziato a combaciare con la realtà. Forum storici deserti. Community autentiche soffocate dal rumore automatico.

Chi sono i “sostenitori”? Non molti. I media ne parlano per provocazione o per spiegare la sensazione diffusa di una rete sempre meno umana. Ma il nome che conta è uno: Sam Altman, CEO di OpenAI. L’uomo che l’AI la sta costruendo.

Qualche mese fa ha scritto su X: “non l’ho mai presa troppo sul serio, ma sembra che ci siano davvero un sacco di account gestiti da LLM adesso”. Tutto rigorosamente in minuscolo, nel suo stile. LLM vuol dire large language model, la tecnologia che alimenta i chatbot come ChatGPT. In pratica, sta dicendo: l’invasione è in corso.

Altman ha aggiunto anche l’ironia amara: “we’re all trying to find the guy who did this”. Ma il punto è chiaro. Non c’è un colpevole esterno. Sono proprio le stesse aziende che hanno creato questi sistemi a riempire la rete di contenuti artificiali.

Quindi la Dead Internet Theory non è più solo una fantasia di forum. Se persino chi guida OpenAI ammette che internet sta diventando un ecosistema di macchine che parlano tra loro, allora il funerale non è domani. È già cominciato.

Internet non è morto all’improvviso. È stato svuotato pezzo dopo pezzo. E quello che vediamo oggi è un guscio: vivo solo in apparenza, morto dentro.

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