Un programmatore che conosco qui a New York mi ha raccontato che i suoi agenti AI gli hanno costruito un’applicazione completa in un giorno. Il giorno dopo uno di quegli agenti gli ha svuotato il portafoglio di criptovalute. Tutto. Per una catena di operazioni automatiche partita male.
Vi ho già parlato degli agenti che cancellano database e bloccano account. La situazione è peggiorata, perché adesso lo ammettono anche i più esperti. Passano le giornate a sorvegliare le AI invece di lavorare. Le chiamano “geni mal gestiti”. Bravissime, e inaffidabili.
L’inglese sta diventando un linguaggio di programmazione. Si chiama OpenProse, è open source, e permette di scrivere il flusso di lavoro come un contratto, in frasi logiche. Cosa serve prima di partire e cosa deve essere vero alla fine. L’agente legge il contratto e lo esegue. E lascia le ricevute. Ogni esecuzione produce file con input, output e registri, così quando dice “fatto” andiamo a controllare cosa ha fatto davvero, riga per riga. Niente più fiducia sulla parola.
Funziona anche con i ricordi. C’è chi prende le vecchie sessioni andate bene, quelle magiche che poi non si ripetono mai, e le trasforma in programmi da rieseguire quando serve. Il lavoro buono smette di perdersi nella cronologia delle chat.
Un contratto scritto male però viene eseguito fedelmente. Fa la cosa sbagliata ogni volta, con precisione. Il giudizio resta nostro. Per ora.
Le decisioni le firmiamo noi, anche quando le esegue una macchina. Decisioni Artificiali.
Voi cosa ne pensate?
#DecisioniArtificiali #MCC #AgentiAI #VibeCoding #OpenProse











