L’AI e i giovani. I ruoli entry level sono loro quelli più colpiti
Un anno fa vi avevo raccontato che l’AI stava chiudendo le porte ai neolaureati. Purtroppo è peggiorata. Qui negli Stati Uniti i ragazzi tra i 22 e i 25 anni nei lavori più esposti all’AI hanno perso il 13% dell’occupazione dal 2022, e i giovani programmatori sono scesi di quasi il 20%. I loro colleghi più anziani, stesse aziende e stessi ruoli, sono ancora tutti al loro posto.
Adesso però sappiamo anche perché alcuni cadono e altri no.
Un giovane analista che conosco qui a New York passava le giornate a trasformare le richieste del capo in report. Oggi quel report lo fa l’AI da sola, e la sua azienda ha smesso di assumere persone per farlo. Un altro amico usa gli stessi strumenti per preparare più in fretta gli incontri con i clienti, ma quello che vende è il suo giudizio e la relazione. Lui lavora più di prima.
Il settore conta poco. Conta quello che facciamo ogni giorno, ora per ora. Quando l’AI esegue il compito intero al posto nostro, quel posto sparisce. Quando ci rende più veloci su un lavoro che resta nostro, quel posto si rafforza.
Per i neolaureati americani la disoccupazione ha superato la media nazionale, ed era sempre stato il contrario. Il primo gradino della carriera, quello dove si impara eseguendo, è proprio quello che le macchine sanno fare meglio.
Vale la pena guardarsi una settimana di lavoro e contare le ore passate a eseguire e quelle passate a decidere, giudicare e gestire persone. Le seconde sono il nostro futuro.
Voi cosa ne pensate?
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