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356 – Altro che lo Stato! Ci spia il telefono in tasca

Tutti hanno paura che lo Stato ci schedi con il riconoscimento facciale. Intanto il telefono che abbiamo in tasca ci vende già, a chiunque, da anni.

In Italia è appena passato in via preliminare il decreto che porta l’Intelligenza Artificiale dentro le forze di polizia. E a leggerlo davvero, quello che spaventa tanti, il riconoscimento facciale si può accendere solo dopo che un reato è stato commesso, sui video già esistenti, per identificare un indiziato. I dati restano sette giorni e poi spariscono. Deve essere coinvolto il Garante. La sorveglianza di massa generalizzata, nel testo, è scritta nera su bianco come vietata.

Discutibile, da migliorare, da tenere d’occhio. Ci mancherebbe.

Ma cosa dovrebbe scoprire lo Stato di noi, davvero. Il numero della carta d’identità ce lo ha dato lui. Dove abitiamo lo sa perché siamo residenti. Quanto paghiamo di tasse lo decide lui. Quei dati non deve rubarceli, è lui che ce li consegna. Non gli serve una telecamera per sapere chi siamo.

Quello che non sa, e che non gli interessa, è con chi abbiamo una relazione che non abbiamo raccontato a nessuno. Cosa cerchiamo di notte. Di cosa abbiamo paura. Di cosa ci vergogniamo. Allo Stato non frega niente. A un’azienda privata dall’altra parte del mondo, che su quei dati ci costruisce un business, magari sì.

E mentre litighiamo sulla telecamera dello stadio, abbiamo in tasca trenta, quaranta app fatte da aziende di mezzo mondo che raccolgono dove andiamo, con chi parliamo, a che ora dormiamo, cosa compriamo. E lo rivendono. Senza un giudice. Senza un Garante. Senza i sette giorni. Per sempre.

Esiste un mercato che si chiama data broker, e quasi nessuno sa che esiste. Comprano la nostra posizione da una banale app del meteo e la incrociano con tutto il resto. Quel consenso lo abbiamo firmato noi, in fondo a una pagina che non abbiamo mai letto.

La telecamera pubblica, al confronto, fa quasi tenerezza.

Lo Stato democratico possiamo votarlo, cambiarlo, portarlo davanti a un Garante e a un giudice. In qualche modo lo Stato siamo noi. L’azienda dall’altra parte del mondo che campa sui nostri dati non risponde a nessuno che abbiamo eletto. Quella non la voto, non la fermo, non so nemmeno come si chiama.

Voi cosa ne pensate?

#DecisioniArtificiali #MCC #DataBroker #Privacy #Sorveglianza

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Decisioni Artificiali racconta come funzionano davvero quei sistemi ai quali ogni giorno affidiamo scelte sempre più importanti, perché le macchine decidono in modo diverso dagli esseri umani e dai software tradizionali, e dove agiscono nella vita quotidiana senza essere riconosciute come decisori. Mostra come stime probabilistiche diventino soglie rigide, come l’errore si trasformi in danno seriale e come la responsabilità si dissolva lungo catene tecniche e organizzative.

Dalla scuola alla sanità, dal lavoro alla democrazia, dalle piattaforme digitali ai sistemi pubblici, il libro ricostruisce i luoghi invisibili in cui le decisioni artificiali operano e le conseguenze sociali di una delega sempre più normalizzata.

Marco Camisani Calzolari affronta qui la questione centrale: come rendere governabili decisioni che non sono neutre. Verifica, manutenzione, autorizzazione, limiti. Non soluzioni definitive, ma condizioni minime per restare responsabili delle scelte che ci governano.

Perché il problema non è se le macchine sbagliano. Il problema è cosa succede quando sbagliano e nessuno può dire: “la decisione è mia”.