AI e il progetto comune che manca all’Europa
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Sapete come si costruisce un Airbus? Una parte in Francia, una in Germania, le ali nel Regno Unito, la coda in Spagna. Seguitemi fino alla fine che vi spiego perché questa stessa idea serve oggi per l’Intelligenza Artificiale. Negli anni Sessanta l’Europa da sola non riusciva a competere con i colossi americani dell’aviazione. Allora alcuni paesi decidono di unire industrie, soldi e competenze e nasce Airbus, un consorzio pubblico privato europeo. Ogni paese fa una parte del lavoro, ma il risultato è un unico grande aereo europeo che sfida Boeing.
Oggi l’AI vive una situazione simile. Qui negli Stati Uniti, dove mi trovo, i modelli più potenti nascono quasi tutti tra poche aziende americane e cinesi. In Europa ogni paese lancia il suo progetto nazionale, il suo supercomputer, il suo laboratorio di Intelligenza Artificiale. Tanta energia, ma frammentata. Il risultato è che scuole, ospedali, pubbliche amministrazioni europee spesso usano piattaforme di AI straniere. I dati dei cittadini e i processi critici passano da infrastrutture che non controlliamo. E alcune start up nate con sostegni pubblici finiscono poi assorbite da grandi gruppi extra europei.
L’idea dell’“Airbus dell’AI” è esattamente l’opposto di questa frammentazione: un grande soggetto europeo, pubblico privato, che unisce calcolo, dati e ricerca di più paesi per costruire modelli avanzati al servizio dell’interesse pubblico. Chi ha i supercomputer mette la potenza di calcolo, chi ha grandi archivi affidabili cura i dati per sanità, scuola, trasporti, chi ha aziende software mature trasforma i modelli in strumenti che arrivano a medici, insegnanti, imprese.
Proviamolo a immaginare. Un medico di un piccolo ospedale italiano usa un assistente di Intelligenza Artificiale europeo, addestrato su linee guida cliniche condivise e ospitato su server europei. Un’insegnante in Spagna usa un tutor digitale multilingue, costruito sullo stesso cuore tecnologico ma adattato alla propria scuola. In questo scenario l’Europa non è solo cliente dei modelli di altri. Parteciperebbe alla progettazione delle tecnologie che finiranno negli ospedali, nelle aule, nelle nostre case. È una scelta industriale, ma è anche una scelta di democrazia e di sicurezza.
Airbus dimostra che quando l’Europa decide di fare squadra può competere in settori ad altissima tecnologia. La domanda per chi governa a Roma e a Bruxelles è chiara: continuare con tanti piccoli progetti nazionali oppure costruire davvero un Airbus dell’AI che dia all’Europa un ruolo forte nel mondo digitale dei prossimi decenni?
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