Cosa sta accadendo nel mondo dei contenuti per adulti. L’IA ha cambiato tutto
Il mondo dei contenuti per adulti è sempre stato uno dei motori nascosti dell’innovazione digitale. Seguitemi fino alla fine che vi spiego perché quello che succede lì oggi ci dice dove stanno andando i media, l’identità digitale e anche i nostri dati.
Negli anni Ottanta questo settore ha spinto la diffusione delle videocassette, poi è stato tra i primi a usare lo streaming, i pagamenti online, gli abbonamenti digitali. Per ragioni ovvie è sempre rimasto in ombra, ma è stato un indicatore fondamentale per capire la direzione della tecnologia. Oggi sta succedendo di nuovo, questa volta con l’Intelligenza Artificiale.
Negli ultimi due anni i contenuti creati o ritoccati con l’AI sono esplosi. Piattaforme negli Stati Uniti e in Europa mostrano una crescita fortissima di video generati artificialmente: costano poco, si producono in poche ore, non servono set, attori, troupe. Basta un computer, un modello visivo e qualche competenza di base. Questo abbassa le barriere di ingresso e cambia l’economia di un settore che già vale miliardi.
Il punto più delicato riguarda l’identità. I centri che monitorano gli abusi digitali segnalano un aumento di oltre sei volte, in pochi anni, delle immagini sintetiche non consensuali. Basta una foto profilo sui social perché il volto di una persona venga copiato, inserito in un generatore di immagini e riutilizzato in contenuti che non ha mai girato. Non è un problema solo di celebrità, riguarda persone comuni, studenti, lavoratori, chiunque abbia lasciato tracce visive online.
C’è poi la questione dei dati. Questo settore ha sempre anticipato le innovazioni del web e oggi anticipa anche l’uso dei modelli visivi. Molti sistemi di Intelligenza Artificiale vengono addestrati su enormi archivi di immagini, spesso prelevate da piattaforme di contenuti per adulti. Chi appare in quei video spesso non sa che il proprio corpo e il proprio volto potrebbero essere stati usati per migliorare un algoritmo. Per questo avvocati e associazioni stanno preparando azioni legali sulla proprietà dell’immagine digitale e sulla possibilità di sfruttarla economicamente senza consenso.
Il cambiamento tocca anche il lavoro. Studi di università americane come la New York University avevano previsto che l’automazione avrebbe ridisegnato il settore. Oggi gli avatar sintetici iniziano a superare in popolarità i profili reali: sono disponibili ventiquattr’ore su ventiquattro, aggiornabili in un clic, adattabili in tempo reale alle preferenze degli utenti. Il potere si sposta verso chi controlla gli algoritmi e le piattaforme, non verso chi si espone davanti alla telecamera.
Cosa fare quindi? Servono strumenti di verifica in grado di riconoscere se un volto è reale o generato. Servono piattaforme che reagiscano in modo rapido e trasparente alle segnalazioni di contenuti non consensuali. Servono norme chiare sulla proprietà dell’immagine digitale. E serve educazione, perché molti non immaginano che un semplice selfie possa diventare la base per contenuti artificiali.
Il mondo dei contenuti per adulti è un laboratorio anticipato di ciò che vedremo nel resto di internet. Oggi ci sta mostrando una cosa molto chiara: l’identità digitale è diventata fragile e va protetta adesso. Scrivetemi nei commenti che cosa ne pensate e quale parte di questa trasformazione vi preoccupa di più.
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