Non vince chi ha valore, ma chi la spara più grossa
Viviamo in un sistema dove non conta più cosa fai, ma quanto riesci a farti guardare. Non vince chi ha valore: vince chi urla più forte, chi semplifica, chi provoca, chi vende fuffa. È l’economia dell’attenzione. E ci sta mangiando vivi.
Un tempo la ricchezza si costruiva col lavoro. Oggi si costruisce con l’engagement: dove va l’attenzione, lì va il capitale. Lo dice anche Kyla Scanlon: l’attenzione è diventata un’infrastruttura economica, una nuova moneta. Ma tossica.
La politica lo ha capito da un pezzo. Gli estremismi, le polemiche, i meme costruiti per indignare: tutto serve a bucare il feed. Basta un video virale per dettare l’agenda. Così l’attenzione diventa potere, mentre noi viviamo in uno scroll infinito, sempre in cerca della prossima dose di stimolo. Siamo diventati animali da dopamina e la nostra attenzione viene venduta al miglior offerente.
Il problema non è solo tecnico: è culturale, è educativo. Serve una nuova consapevolezza. Dobbiamo trattare la nostra attenzione come una risorsa scarsa, perché lo è. E se non impariamo a proteggerla, non ci resterà nient’altro da difendere.
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