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Decisioni Artificiali

17 – I numeri dell’AI #DecisioniArtificiali #MCC

Per anni abbiamo visto crescere l’intelligenza artificiale. In silenzio.
Poi all’improvviso ha superato tutto. Più veloce di Internet, più invasiva degli smartphone.

ChatGPT ha otto volte gli utenti di due anni fa. Ottocento milioni al mese.
Ha raggiunto un miliardo di ricerche al giorno. Cinque volte più in fretta di Google.
Ci passiamo il triplo del tempo. I ricavi: 3,7 miliardi di dollari.

India primo paese per utenti. Ma la partita è globale.

Le big tech hanno investito 212 miliardi solo nel 2024.
Apple, Amazon, Meta, Google, Microsoft, Nvidia.
Il 63% in più rispetto all’anno prima. In un solo anno.

Nvidia da sola ha aumentato il fatturato di 28 volte in dieci anni.
Ha preso tutto. I chip, i data center, il valore.

E il mondo? Non sta al passo.
Due miliardi e mezzo di persone non sono ancora online.
Ma ci arriveranno. Non con Google. Con l’AI.
Traduzioni simultanee. Connessioni satellitari. Interfacce vocali.

L’83% dei cinesi la considera positiva. Negli USA solo il 39%.
E le aziende? La metà delle società dell’S&P 500 ora parla apertamente di AI.
Fino a due anni fa non la citavano nemmeno.

Le offerte di lavoro nel settore AI sono aumentate del 448%.
Quelle non-AI sono scese.
Chi non si adatta, sparisce.

Le startup corrono. Cursor, da zero a 300 milioni in due anni.
Waymo ha preso un quarto del mercato taxi a San Francisco.
Carbon Robotics ha eliminato 100.000 galloni di erbicidi con laser IA.

La Cina ha più robot industriali di tutto il resto del mondo messo insieme.

I costi di inferenza sono crollati del 99,7% in due anni.
Il consumo energetico per token è calato di 105.000 volte in dieci anni.
Ma addestrare un modello ora costa oltre un miliardo di dollari.

Il 45% dell’elettricità dei data center mondiali viene dagli Stati Uniti.

E siamo solo all’inizio.

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16 – L’industria pubblicitaria è finita #DecisioniArtificiali #MCC

Chi lavora con le parole, le immagini, le idee… è già stato sostituito. Silenziosamente. Prima con le promesse. Poi con l’efficienza. Ora con l’AI.

Meta e Google hanno integrato l’intelligenza artificiale in tutto il ciclo pubblicitario. Scrive i testi. Disegna le immagini. Sceglie a chi mostrarle. Lo fa da sola. Lo fa in massa. Lo fa sempre.

Perché conviene. Perché costa meno. Perché funziona.

Il pubblico clicca. I clienti comprano. I manager sorridono. Tutto sembra perfetto.

Ma nessuno si ferma a guardare dentro.

Chi ha scritto quel titolo? Perché mi stanno mostrando quell’immagine? Chi decide il tono, il messaggio, l’intenzione?

Non lo sa nessuno. Neanche chi ha pagato per l’annuncio.

È tutto generato da un sistema che ottimizza in tempo reale. Che inventa. Adatta. Manipola. Senza trasparenza. Senza verifica. Senza responsabilità.

I confini tra informazione e manipolazione si sono dissolti. Non è solo pubblicità. È programmazione comportamentale.

E nessuno controlla.

L’AI viene addestrata sui nostri gusti. Poi li usa contro di noi. Sa cosa ci piace, cosa ci fa reagire, cosa ci fa spendere. Lo sfrutta. Lo amplifica. Lo ripete.

Google promette pubblicità più “rilevanti”. Meta le chiama “creative generative”. Ma non c’è niente di creativo. Solo un flusso continuo di messaggi sintetici, tagliati su misura, pronti a colpirci dove siamo più deboli.

E questo è solo l’inizio.

Ogni giorno, miliardi di annunci vengono generati automaticamente. Senza limiti. Senza autori. Senza volto. E nessuno, letteralmente nessuno, ha la minima idea di cosa stia succedendo davvero.

L’AI non sta aiutando i creativi. Li sta sostituendo.

E noi ci stiamo lasciando convincere da messaggi che nessun umano ha mai scritto.

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15 – Guerra USA Iran, gli attacchi sono anche digitali #DecisioniArtificiali #MCC

Mentre le bombe piovono dal cielo, la guerra digitale continua a fare danni in silenzio.
Non fa rumore, ma colpisce ovunque: banche, ferrovie, acciaierie, pompe di benzina.

✏️ Fatemi sapere cosa ne pensate qui nei commenti.

E dietro molti di questi attacchi c’è sempre lo stesso nome: Predatory Sparrow.
Un gruppo nato nel 2021, sofisticato, chirurgico, spietato.
Non chiede riscatti. Non ruba dati. Sabota infrastrutture. Manda in tilt interi settori.

Come la Bank Sepah, colpita giorni fa: bancomat e servizi online bloccati in tutta l’Iran.
O le stazioni di servizio, rimaste senza sistema di pagamento.
O ancora la Khouzestan Steel Company, dove, a detta loro, hanno fatto uscire acciaio fuso dai forni.
Lo hanno pure mostrato in video. Come fosse un trailer.

È cyberwar, ma senza regole.
Tutti negano. Nessuno firma. Ma i sospetti cadono sempre lì: sull’intelligence israeliana.
E mentre l’attribuzione resta ambigua, gli effetti sono molto concreti.

Tanto che in Israele, in pieno conflitto, un ex funzionario ha lanciato un appello in diretta radio:
“Spegnete le telecamere di casa. O almeno cambiate la password.”
Perché gli hacker iraniani, dice, in questi giorni provano a entrare.
Non per spiarvi. Ma per capire dove hanno colpito i missili.
E regolare meglio il tiro.

In questa guerra, anche una webcam dimenticata accesa può fare una vittima.
E non servono virus: bastano coordinate.

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14 – AI e rischio biologico #DecisioniArtificiali #MCC

Stiamo creando un’intelligenza artificiale che può spiegare come costruire armi biologiche pericolosissime e mai viste prima.
OpenAI lo sa bene. E si sta preparando. Ma il rischio riguarda tutti.

Con i prossimi modelli, sarà possibile ottenere istruzioni dettagliate su come sintetizzare virus, tossine, agenti letali.
Anche senza nessuna competenza scientifica. Basta sapere scrivere una richiesta.

Per ora, GPT-4 non ci riesce. Ma OpenAI ha già classificato i futuri modelli come “high-risk biological threats”.
Perché sanno che saranno molto più capaci. Troppo capaci.

Le misure di sicurezza annunciate sono le più drastiche mai attivate:
modelli addestrati per rifiutare contenuti pericolosi, monitoraggio continuo, red teaming biologico con esperti militari e civili.
A luglio, un summit globale sulla biodefesa con governi e ONG.

Ma la domanda è un’altra: può bastare?

Perché il problema non è solo tecnico. È esistenziale.
Per la prima volta nella storia, la conoscenza pericolosa diventa automatica. Accessibile. Istantanea.

L’AI non ha morale. Non distingue uso e abuso.
E quando diventa troppo potente, la differenza tra scienza e arma dipende solo dall’intenzione di chi fa la domanda.

Stiamo creando una tecnologia che può salvare milioni di vite.
Ma anche cancellarle.

E il rischio, oggi, non è più futuro.
È questione di versioni. Di mesi. Di prompt.

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8 – Abbiamo trovato il capro espiatorio perfetto #DecisioniArtificiali #MCC

Se non fissiamo regole adesso, se non chiariamo subito di chi è la responsabilità, soprattutto morale, quando l’AI sbaglia, saremo circondati da agenti AI che prendono decisioni al posto nostro, ma nessuno che si assuma le conseguenze. E ci saranno altri “prof” che diranno: “Non l’ho scritto io sui social, è stata l’AI”. #DecisioniArtificiali #MCC

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